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OPERAZIONE BLUEMOON: LA CONTESTAZIONE GIOVANILE UCCISA DALLA DROGA

Apro il dizionario di tedesco e alla voce “stark” leggo: forte, vigoroso, violento, corpulento, robusto.

Forse è proprio questo l’aggettivo migliore per descrivere questa storia, una storia vera.

Il protagonista è il nostro paese e incomincia tutto il 21 marzo 1970 quando qualche decina di giovani romani organizzano una festa su un barcone ancorato sul lungo Tevere.

Il giorno dopo, sulla prima pagina de “Il Tempo”, giornale vicino alla destra conservatrice finanziato dai partiti politici e da fondi dei servizi segreti italiani di origine americana, viene scritto di un blitz antidroga, di grandissime quantità di siringhe, di duemila giovani che si drogavano.

La notizia destò scalpore fra la società civile e per sei mesi, a partire dal blitz, sulla stampa nazionale compaiono circa diecimila articoli sulle droghe. Un accanimento mediatico senza precedenti per istruire l’opinione pubblica su un nuovo stereotipo sul mondo giovanile: il capellone, uguale contestatore, quindi tossico e pericoloso. Si scoprì poi che i giovani sul barcone erano soltanto novanta e furono trovati soltanto pochissimi grammi di marijuana, sufficienti per lo “sballo” di tre o quattro persone.

Siamo in piena guerra fredda e in Italia si combatte quella definita “guerra non ortodossa” o “non convenzionale”. Sin dalla metà degli anni sessanta uomini addestrati dalla CIA e dai servizi segreti italiani si sono infiltrati nei gruppi contestatori dell’estrema sinistra per pilotarli, alzare il livello dello scontro e spingere l’opinione pubblica a richiedere una svolta repressiva per l’ordine e la sicurezza. Una situazione simile si verificò anche negli Stati Uniti quando i servizi di sicurezza americani per contrastare l’attivismo politico degli afroamericani si servì di infiltrati e di un uomo, Ronald Stark, per diffondere la droga tra i giovani contestatori.

Costui era un agente della Cia, amico di Timothy Leary, inventore dell’LSD, che utilizzando le sue camaleontiche capacità di infiltrazione introdusse una massiccia dose di droghe pesanti nel movimento delle “pantere nere”, il gruppo più violento dell’attivismo afroamericano portandolo all’autodistruzione.

Nell’Europa occidentale tutto questo fa parte della strategia di “guerra psicologica”.

Nel 1972, Roberto Cavallaro, un giovane agente del SID, il servizio segreto militare italiano, era sui Monti Vosgi in Francia per un addestramento paramilitare dei servizi segreti dei paesi Nato.

In quel luogo lui, unico testimone che abbia riferito all’autorità giudiziaria questa storia, apprende dell’Operazione Blue Moon, ovvero l’introduzione in dose massicce di eroina fra i giovani contestatori per abbattere il loro attivismo rivoluzionario prosciugandone così le forze psichiche e fisiche. In Italia, va ricordato, vi era il più forte partito comunista occidentale e i più attivi movimenti extraparlamentari.

Tutto ciò potrebbe essere frutto della mia penna e della mia grande fantasia ma vi sono alcuni riscontri, perlomeno curiosi, con la partenza dell’operazione Blue Moon.

Nel 1972 il parlamento italiano con la legge Valsecchi, trentaquattro anni dopo il resto dei paesi europei, mette al bando la vendita delle anfetamine dalle farmacie.

Nello stesso anno vengono compiuti veri e propri rastrellamenti contro gli spacciatori di marijuana che per mesi è quasi introvabile e nelle piazze romane gli spacciatori cominciano a distribuire la morfina.

Nel 1973 sul Corriere della Sera viene pubblicato un articolo nel quale l’ambasciata degli USA a Roma invita i turisti americani a non prendere pastiglie e droghe nelle strade del centro capitolino perché sono regalate da spie delle forze dell’ordine.

Nel 1974 parte l’offensiva delle squadre narcotici contro gli spacciatori di marijuana, oltre 2000 arresti. Anche la morfina scompare e i tossicomani trovano soltanto l’eroina.

Non è un caso che l’Operazione Blue Moon parta nel 1974 quando i regimi militari europei crollano, Nixon si dimette e si assiste ad una improvvisa giravolta del terrorismo: si passa da quello nero delle bombe a quello rosso delle Br comandate dall’anomalo capo Mario Moretti.

A Roma durante tutto il 1975 ci fu un solo grande sequestro di eroina condotto da Ennio Di Francesco, commissario della Squadra narcotici, che fu allontanato dal suo ruolo il giorno stesso subendo il blocco dell’indagine in corso.

E’ proprio dal 1975 che l’eroina si propaga fra i giovani, che non sanno nulla della sostanza e dei suoi effetti. Nessun giornale, nessun governo, nessuna televisione ne parla. La stampa scrive soltanto della marijuana e molti giovani ne sono spaventati. Nel 1970, a Roma, non c’è neanche un tossicodipendente da eroina, nel 1975 ci sono i primi morti, nel 1977 si contano 20.000 consumatori, ma è lecito credere che fossero stati di più, tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta l’Italia intera è invasa dall’eroina e nella prima metà degli anni ottanta ci sono almeno 300.000 eroinomani, un giro d’affari di 3 mila miliardi annui, che lascia centinaia di morti all’anno e decine di migliaia di disabili: una strage.

Nel punto più alto del consumo di eroina fra i giovani vi è la fine delle contestazioni giovanili e del terrorismo, ma è lecito supporre che fu un caso; come un caso fu l’arrivo di Stark in Italia nel 1974, anno dell’arresto di Curcio e Franceschini, fondatori delle Brigate Rosse, con le quali condividerà, curiosamente, la stessa cella per diversi mesi, e l’inizio della stagione di sangue delle BR di Moretti; come un caso fu, secondo le dichiarazioni dei pentiti di Cosa Nostra, Buscetta in primis, che la mafia cominciò a spacciare eroina soltanto nel 1978 e le altre mafie non avrebbero fatto nulla senza il beneplacito dei siciliani.

Raccontando questa storia, purtroppo vera e ancora criptica, non intendo certo creare le categorie dei “mostri” e delle “vittime”. Il clima culturale di ricerca di forme alternative di vita e di piacere, la contestazione globale ai valori, agli usi e ai costumi, alle strutture della società e al modo di fare politica furono dei terreni fertilissimi per la sperimentazione delle droghe. Chi ha pianificato Blue Moon era consapevole di tutto questo e non inventò nulla, semplicemente indirizzò questo fenomeno secondo i suoi piani. Molti punti sono ancora oscuri, troppe cose vanno chiarite, ma cominciare a parlarne e a conoscerle scavalcando così l’ignoranza imposta dai media, oggi come allora al servizio di qualcuno, può aiutare molti a riflettere, a pensare ed è questo che fa veramente paura ai governi: la forza delle idee.

Cogito ergo sum,

Marco Bonacossa – CriptoItaly