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Maurizio Abbattino (prima parte fino al 1980)

Maurizio Abbatino nasce il 19 luglio 1954 a Roma. Cresce nel quartiere Magliana quando ancora l’espansione edilizia doveva ancora compiersi e le baracche o le case fatiscenti erano l’architettura della zona. Gente povera, sottoproletari e ladri di piccolo cabotaggio. Contrabbando di sigarette, piccoli furti e truffe. I suoi primi compagni di rapine sono Giovanni Piconi, Renzo Danesi, Enzo Mastropietro ed Emilio Castelletti.

La prima volta al “gabbio” è quando diciottenne viene arrestato per furto, resistenza a pubblico ufficiale e possesso di arnesi atto allo scasso. Nel 1974 viene arrestato una seconda volta per duplice omicidio. Un accusa che potrebbe costargli il carcere a vita ma viene assolto e subito rilasciato.

E’ nel 1977, a seguito del furto dell’auto di Franco Giuseppucci, che fa il salto di qualità. I due criminali si guardano negli occhi e capiscono di essere fatti l’uno per l’altro, di avere la stessa fame di potere e la stessa volontà criminale. Nasce la banda della Magliana e il battesimo è il rapimento del duca Grazioli Lante della Rovere che frutta al gruppo due miliardi, prontamente investita nella droga che invaderà Roma ed Ostia. I soldi del riscatto furono riciclati da un giovane mafioso catanese, tale Salvatore Mirabella detto “Turi Cipudda”, in contatto con il mondo imprenditoriale lombardo, che faceva parte del clan di Francis Turatello. Egli pretese una percentuale del 12% sul capitale, ma trovò i canali giusti per cambiare l’intera somma, che rientrò sotto forma di franchi svizzeri nelle tasche della banda.

Abbatino ne era uno dei principali esponenti, una delle voci più influenti insieme a Giuseppucci, a De Pedis, che ne entrerà soltanto nel 1979 dopo la sua scarcerazione, e a Nicolino Selis, detto “il Sardo”. Tra i compiti del “Crispino”, così chiamato per la sua folta e riccia capigliatura vi era il controllo della piazza di spaccio di Trastevere. Fu uno dei protagonisti, diretti e indiretti, dei fatti più eclatanti della banda: dall’omicidio di Franco Nicolini detto “franchino er criminale”, con il quale la banda si garantì il giro di scommesse degli ippodromi capitolini, ai colloqui tra Giuseppucci e Forlani per l’iniziale interessamento di alcune frange della Democrazia Cristiana a conoscere l’esatta ubicazione della prigione di Moro.

Abbatino insieme a Giuseppucci, Selis e a Colafigli si incontrarono anche con Raffaele Cutolo che chiese loro di far sparire un’auto insanguinata nella quale aveva personalmente strozzato due uomini. Appuntamento più importante riguardò la richiesta del capo camorrista a proposito della prigione di Moro. L’interessamento iniziale fu poi interrotto per ragioni e volontà superiori a quelle delle due associazioni criminali alle quali la sorte di Moro non toccava i cuori particolarmente.

La banda della Magliana si riuniva al bar di via Chiabrera e la polizia non si vedeva quasi mai, grazie a un paio di agenti del distretto di polizia di zona, il commissariato ‘Colombo’, che erano stipendiati dalla banda. Andavano a riscuotere i loro due-tre milioni mensili proprio lì, a via Chiabrera e gli occhi rimanevano chiusi come per magia. Fra le stecche e il tavolo da biliardo si pianificava il traffico di droga, gli omicidi e tutte le attività criminali del gruppo.

L’assassinio era potere. “All’epoca nessuno ci avrebbe contrastato… sapendo anche che eravamo gli unici elementi a Roma che stavamo commettendo omicidi…”, dirà Maurizio Abbatino.

“C’era una concorrenza sul mercato, però noi prendevamo gli stessi spacciatori e gli offrivamo la merce a meno prezzo”, spiegherà il pentito Abbatino. E Antonio Mancini, l’Accattone: “Il sistema funzionava in questo modo: costituito il gruppo ed avute le entrature per l’approvvigionamento della droga, si prendeva contatto con coloro che in qualche modo già operavano nel settore; si faceva loro una proposta che non potevano rifiutare, di prendere la droga da o tramite noi. Nessuno si rifiutò mai di cedere alle nostre proposte, in quanto se fosse accaduto il riluttante era un uomo morto”. All’occorrenza, i capi battevano le piazze per imporre il prodotto, promettendo e garantendo agli spacciatori protezione nei confronti dei precedenti fornitori.  “In altri termini – dirà ancora l’Abbatino mettevamo la concorrenza nelle condizioni di non poter più’ operare, se non facendo capo a noi”.

Il 13 settembre 1980 però cambia tutto. Franco Giuseppucci, il fondatore, il leader originario della banda viene assassinato…

Cogito ergo sum,

Marco Bonacossa – CriptoItaly

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Molte volte, probabilmente, ciò che leggerete su CriptoItaly potrà sembrare assurdo, incomprensibile, frutto dell’audace fantasia di qualche bravo romanziere eppure, citando il titolo di un’opera recente, la storia italiana, quella del periodo repubblicano almeno, è stata una storia, un romanzo criminale che ha seminato troppi lutti, troppi misteri che hanno gravato soltanto sulle spalle dei cittadini, che non hanno mai avuto l’onore di sentirsi tali, ma soltanto sudditi di qualcosa più grande di loro.

CriptoItaly non ha alcuna intenzione di squarciare il velo di Maya sui misteri italiani, non ha l’intenzione di darvi alcuna verità, ma soltanto di riportarvi alla mente certi dati, certe informazioni, di unire, come nelle figure della Settimana enigmastica, i punti, forzatamente separati fra loro, della storia contemporanea italiana. Perchè CriptoItaly crede che la conoscenza sia l’arma più efficace per vincere chi ancora oggi decide delle noste vite.

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Marco Bonacossa – CriptoItaly